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Appassionarsi nei tempi del Covid-19

Aggiornato il: giu 16


Non so se voi avete vissuto l’emergenza Covid come un sogno: città vuote, silenzio, notizie incredibili annunciate in televisione e sui giornali, luoghi che si pensava non potessero mai chiudere: scuole, chiese, ristoranti. Ognuno chiuso nella propria abitazione, chiusi gli isolati, chiusi i quartieri, chiuse le città, chiuse le nazioni… il mondo chiuso.


Ci portiamo molto dolore per questi mesi impensabili, una sofferenza che forse non siamo ancora in grado di esprimere del tutto: sono morte molte persone e non abbiamo ancora avuto la possibilità di salutarle, ci sono tanti individui soli con i propri problemi (penso prima di tutto agli anziani non autosufficienti, ai disabili) a cui non siamo stati ancora in grado di fornire l’aiuto necessario, ci sono i bambini che non hanno vissuto i normali contatti sociali, i quali si sono sì adattati… ma a che prezzo!


Insomma il mondo è rapidamente cambiato e stiamo ancora cercando di capire come sarà appena potremo esplorarlo con maggiore attenzione e quale sarà il nostro ruolo per renderlo un posto migliore: lo vogliamo più sano, vivibile, più giusto, più equo? Ma come possiamo spenderci per poter fare in modo che questo sogno non sia un incubo (penso all’individualismo mosso dalla paura che ci rende avidi e in lotta per le risorse), ma una storia che ci faccia sentire orgogliosi, che ci dia la speranza di un futuro più luminoso?

Avete presente le favole di Gianni Rodari? Quelle dove il mondo viene messo sottosopra e la fantasia ci libera dal senso di oppressione della quotidianità e da quella idea di IMPOSSIBILE che ci fa perdere il desiderio di sperare. Dove il gesto non convenzionale di una persona, spesso un bambino, ci fa aprire gli occhi su ciò che non vedevamo… e dove quel gesto ne genera tanti altri simili, diventa contagioso… ma non si tratta di un virus che fa ammalare, no... è un contagio che fa bene, che scalda, che genera amore.


Ed ecco che anche oggi parliamo di una favola, e la favola, sapete bene, ha bisogno di un protagonista e, guarda caso, il protagonista ancora una volta è un cavaliere… ma questo non è di quelli con cavallo e lancia… è un cavaliere moderno che ha delle doti che i cavalieri hanno sempre avuto: un cuore forte e saldo, la spontaneità mediata dalla temperanza, un profondo senso di giustizia che lo guida ad occuparsi degli ultimi e, infine, la prudenza che, non è tanto l’indecisione , ma al contrario il sapere agire con realismo e senso pratico. Ho voluto citare le quattro virtù cardinali perché oggi, a nome del Comitato Rione Isola e del Circolo dei lavoratori Isola, ringraziamo una persona, e questa persona si chiama Carlo Olmo... ma vorremmo anche che dall’esempio di una persona si rinforzasse in ognuno di noi la volontà di battersi per il prossimo, di spendersi per una comunità più giusta e solidale.


Dopo le lunghe giornate di chiusura sono affiorate nuove immagini e questa volta il sogno è decisamente di quelli appassionanti: una catena di persone che trasporta pacchi alimentari destinati alle famiglie bisognose. E’ successo presso la parrocchia del rione Isola, così come in altri luoghi a Vercelli. Un evento dalla forte carica pratica e simbolica. Oltre a ciò, è nato in poco tempo un conto che abbiamo definito “resistente” (per definire la forza e il coraggio di ciò che resiste alle avversità). Il conto serve a sostenere i primi bisogni delle famiglie prive di reddito (scopri di più qui). Abbiamo concordato con la farmacia del rione la possibilità che gli acquirenti possano lasciare delle offerte per costituire un fondo per sostenere l’acquisto di farmaci da parte dei più bisognosi (qui l'iniziativa nel dettaglio). Penso a questo fiume di generosità che parte dai donatori, che viene organizzato, che si concretizza in beni di primaria necessità, che viene accolto, distribuito e poi ancora accolto. Che questo fiume continui a sgorgare nei nostri quartieri!


Se c’è una cosa che ci ha insegnato questo periodo assurdo è che ancora una volta abbiamo la conferma di come il cuore, l’ingegno e le braccia possano essere messe a disposizione delle nostre comunità e che quando ciò accade emergono in noi quelle che altri hanno chiamato PASSIONI GIOIOSE. Le passioni gioiose sono costruite sui legami sociali, sul desiderio di costruire insieme, sull’idea di appartenere a una comunità più ampia. Le passioni gioiose, che oggi ci sembrano quanto di più lontano dal presente, possano spingerci a creare un mondo nuovo dove desiderare di vivere, ci diano la voglia di incontrarci e di costruire insieme il bene comune, perché solo insieme si vince tutti.


Alessandro Coppo

Presidente Comitato Rione Isola, Vercelli






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