• Alessandro Coppo

Come pensiamo la città


… è inutile stabilire se Zenobia sia da classificare tra le città felici o tra quelle infelici.

Non è in queste due specie che ha senso dividere la città, ma in altre due:

quelle che continuano attraverso gli anni e le mutazioni a dare la loro forma

ai desideri e quelle in cui i desideri o riescono a cancellare la città o ne sono cancellati.

da: Le Città Invisibili di Italo Calvino

Anche questa estate la cronaca locale ci ha offerto una panoramica del degrado in cui versa il nostro territorio, la difficoltà di convivere con altri abitanti, le continue minacce ambientali, le speranze e le delusioni. La protagonista è sempre lei: la Città, il luogo dove trascorriamo la maggior parte del nostro tempo, la scenografia entro la quale sperimentiamo la vita con i nostri vicini (anche se spesso emotivamente distanti da noi). Possiamo considerare le città microcosmi, organizzazioni sociali autonome, dove le persone interagiscono e vivono esperienze comuni e dove costruiscono il senso del loro vivere. I quartieri sono le unità di questi agglomerati e possono costituire un’ulteriore sottodimensione che può avere obiettivi in accordo o in disaccordo con il resto della città. Nella città e nei quartieri si possono sviluppare elementi importanti per il nostro benessere: le reti di vicinato, il senso di comunità, il sentimento di attaccamento a un luogo. Ciò non è assolutamente scontato: spesso la città non è in grado di far sorgere questi elementi, anche se la città ha sicuramente tutte le potenzialità per farlo.

Le città e i loro quartieri sono dimensioni dinamiche, con una propria storia, con dei conflitti più o meno visibili. Gli abitanti sono portatori di un certo modo di vivere il presente e sono testimoni di una o più visioni del futuro. In queste visioni essi esprimono i loro desideri. Come voglio la mia città/il mio quartiere? Quali sviluppi intravedo? La voglio più verde? più dinamica? più vicina agli anziani? più a misura di bambino? più aperta alle culture? più in grado di difendersi dalle minacce? I desideri partono da una sfera personale, da un bisogno, ma nella città possono trovare una dimensione collettiva e incontrarsi (o scontrarsi) con quelli degli altri.

Tutti bene o male abbiamo una o più idee di città. La città ideale probabilmente non esiste anche se fin dall’antichità gli intellettuali e gli artisti (oggi anche gli urbanisti e non solo) hanno inseguito il mito della città perfetta. Questa idea astratta è però in contrasto stridente con ciò che tutti i giorni vediamo e percepiamo.

Oggi siamo consapevoli che la città è attraversata da una moltitudine di visioni, una molteplicità che può costituire un pericolo, ma se ben amministrata anche una ricchezza. Esplorare questi desideri, renderli espliciti, poterli condividere è un modo per continuare a far rivivere le città e i loro quartieri. Date un’occhiata alla sezione disegna la tua isola di questo blog, dove i bambini descrivo attraverso le immagini la loro visione del rione. Se li si guarda attentamente questi disegni non tentano semplicemente di riprodurre il modo attraverso cui il rione si manifesta, bensì precise idee di cosa il rione rappresenta o di come esso può diventare. Questa libertà di espressione, che può essere propria di tutti noi e non solo dei bambini, ci sia di aiuto per recuperare e comunicare la nostra idea di città. Forse troveremo altri che condividono una visione compatibile alla nostra, forse riusciremo a trovare le energie per concretizzare un sogno, o almeno per combattere per realizzarlo.

#sviluppo #relazioni #società

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