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In ricordo di Gigi Bulsei



Gigi ci ha lasciati il 22 marzo scorso e un silenzio greve penso abbia avvolto chi ha avuto la fortuna di conoscerlo, un silenzio che già sta connotando le giornate di questa difficile emergenza sanitaria, ma che ora si fa ancora più intenso. Sì, perché il prof Bulsei era una persona che non passava inascoltata. Un amico premuroso e attento, un fine ricercatore, un osservatore dei movimenti sociali attivi sul territorio, un animatore nato, un uomo alla ricerca di modi possibili di convivenza… questo e tanto altro ancora era Gigi.


Per il nostro rione è stato una risorsa preziosa: fin dalle prime edizioni dell’”Isola che c’è”, la festa del quartiere, ha seguito con attenzione i dibattiti che nascevano tra gli abitanti, ha sostenuto la spinta emancipatoria della periferia, ha appoggiato il desiderio di promuovere la partecipazione dei suoi abitanti.


Ricordo quando organizzò una domenica mattina (era il 25 novembre 2017) proprio all’Isola un laboratorio di democrazia deliberativa sul tema della riduzione dei rifiuti. Nel suo discorso di apertura aveva messo a proprio agio i partecipanti, molti dei quali non si erano mai incontrati prima, e aveva incentivato la partecipazione di tutti. Quel suo riprendere il pensiero non completamente espresso dalle persone o non ancora pienamente valorizzato era un tratto distintivo di Gigi.


Perché lui credeva veramente nell’ascolto degli abitanti… non un ascolto formale e superficiale, o peggio funzionale alle élite e quindi strumentale. No, lui credeva nell’ascolto autentico, un ascolto in cui la persona che si esprime si sente accolta e compresa, elemento essenziale di ogni forma di convivenza civile. Quel laboratorio costituì una piccola esperienza che, sommata ad innumerevoli altre, può mostrare un piccolo assaggio del percorso di un pensatore che vedeva al centro dei processi democratici la piena espressione dei cittadini, soprattutto di quelli con meno mezzi per farsi ascoltare.


Con questo breve ricordo aspettiamo il giorno in cui potremo onorarlo come merita, aspettiamo il momento in cui potremo riabbracciarci ed esprimere liberamente il nostro dolore. Sarà un giorno meraviglioso, perché ci darà la possibilità per un nuovo inizio.


Alessandro Coppo

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