Esperienze di gestione del verde

Cosa spinge alcune persone ad occuparsi autonomamente e senza percepire alcun compenso del verde urbano? Mi sono posto questa domanda nelle ultime settimane in seguito a tre fatti: 1) Lo scorso aprile alcuni abitanti si sono ritrovati una mattina per piantare semi primaverili presso i giardini e le aiuole del rione. Un’idea sorta spontaneamente in seguito alla constatazione che i quartieri periferici hanno sì spazi verdi, ma non si trovano fiori o piante come nel centro cittadino (il “salotto buono” della città). Non ero presente a quell’evento, ma mi è stato raccontato che durante il suo svolgimento si poteva respirare un’atmosfera allegra e positiva: grandi e piccoli erano intenti a seminare. C’era chi si preoccupava di delimitare le aree piantumate e chi si scambiava nozioni sul giusto modo di seminare e curare le piante. 2) Il ponte sul Cervetto è ora dotato di vasi e fiori, grazie alla collaborazione tra floricultura Gorreri e Comitato Isola. L’esperimento era già stato avviato l’anno scorso, ma in quella occasione i vasi sono stati subito oggetto di atti vandalici e in poco tempo le piante sono scomparse. Le cose quest’anno sono andate diversamente. È incredibile come in questi giorni le piante del ponte siano state poste sotto il controllo e cura degli abitanti. C’è chi ha diffuso messaggi per il riguardo del verde, chi costantemente annaffia i fiori, chi controlla che tutto sia a posto e che nulla venga sottratto. È come se quelle piante fossero diventate i fiori del proprio giardino: da ammirare e curare. 3) Infine è sotto gli occhi di tutti come qua e là per il quartiere siano sorte delle piccole installazioni con fiori e piante, poste non certamente dall’azienda che si occupa del verde urbano, ma da chi, spinto dal desiderio di far fiorire il territorio, lavora incessantemente a beneficio di tutti.

 

Tre fatti che mi fanno sorgere alcune considerazioni: 1) Lo spazio verde urbano intorno a noi, quando è considerato il “nostro giardino”, è oggetto di cura e di accudimento. Questa forse è una ricetta per contrastare il degrado urbano. La promozione della cura del territorio è dunque anche un’operazione psicologica e sociale che passa attraverso il coinvolgimento e la messa a disposizione delle risorse comuni. 2) Esiste una cura informale del verde come descritto nelle esperienze precedenti, una pratica che deve essere promossa, sostenuta e diffusa. Chi si occupa da privato cittadino dei giardini pubblici fa del bene al territorio mentre prova un evidente piacere a svolgere questo lavoro. Gli amministratori devono incentivare queste pratiche mettendo a disposizione i mezzi appropriati e svolgendo un’operazione di coordinamento: la cura del verde dei cittadini deve integrarsi con il lavoro dei professionisti che si occupando della manutenzione ordinaria (in modo che il lavoro degli uni non intralci quello degli altri). 3) infine l’ultimo pensiero è riservato alla bellezza. Abbiamo bisogno di vivere in luoghi belli e piacevoli, ma forse c’è bisogno anche di sentirsi protagonisti e in qualche modo produttori di questa bellezza. Il lavoro svolto dagli stessi cittadini per rendere “bello” il territorio ha effetti positivi su una serie di fattori indispensabili per il nostro benessere: la condivisione, le relazioni, il relax. Riappropriamoci dunque degli spazi urbani: fa bene al territorio e anche a noi stessi!

 

 

 

 

 

 

 

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16.5.2017

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