Franco Girardelli, un uomo che ha saputo vincere

10.10.2017

La stagione di quest’anno del Hockey Amatori si è aperta con l’amichevole con il Roller Monza che è stata anche l’occasione per incontrare un personaggio che ha contribuito profondamente alla storia dell’Amatori, Franco Girardelli, ora vicepresidente della società lombarda.

 

Classe 1958, Franco Girardelli ha avuto una straordinaria carriera atletica: due scudetti a Breganze, due a Vercelli, tre a Monza, due Coppe delle Coppe, una Coppa Cers e tre Coppe Italia. Inoltre ha disputato più di cento partite nella nazionale con eccezionali risultati (un Europeo giovanile, due argenti e tre bronzi negli Europei, un argento ai Mondiali e un oro nel 1986 in Brasile, preceduto dalla vittoria dei World Games di Londra). A Vercelli le sue fan più accanite lo ricordano anche per la sua bellezza estetica e devo ammettere che il suo fascino non è mutato nel tempo. Inoltre è una persona veramente molto disponibile.

 

Gli chiedo: “quando hai messo i pattini la prima volta? Quando hai giocato per la prima volta? Che età avevi? Dove e con chi?”

 

“La prima volta avevo 6 anni, ma la prima partita l’ho disputata a 8 anni a Breganze tra le fila del Laverda Breganze.

 

“Come ti sei avvicinato all’hockey come disciplina sportiva? Per quali ragioni?”

 

“A Breganze tutti i bambini giocano a hockey , e’ lo sport del paese”.

 

“Quando, come e perché sei entrato in Amatori?”

 

“Sono arrivato a Vercelli nel 1981 e sono entrato a far parte dell’Amatori grazie a Mino Battistella, che era di Breganze ma in quel periodo era allenatore dell’Amatori”.

 

“Qual è stato l’episodio più bello della tua carriera di giocatore? Quale il più brutto?”

 

“Il piu bello è stato quello della conquista del primo scudetto con la squadra del mio paese, Breganze. Beh, con la conquista del primo scudetto abbiamo fatto felice un paese intero per più giorni, la gente sembrava impazzita. Il momento più brutto è stato la perdita del mio amico Dal Lago“.

 

La tragica morte del trissinese Stefano Dal Lago fu uno degli episodi in effetti più tristi della storia del Hockey italiano. Il giovane, che militava nel Novara, fu compagno in nazionale di Girardelli e fece parte anche nella nazionale campione del Mondo nel 1986 a Sertãozinho in Brasile e a La Coruña nel 1988 in Spagna. Morì a soli 24 anni per un arresto cardiaco durante la partita Novara-Forte dei Marmi nel 1988.

 

“Qual è stato il tuo rapporto con il Rione Isola durante la tua carriera?”

 

“Il Palazzetto del Rione Isola e’ nato grazie all’hockey e io l’ho visto crescere giorno per giorno. Non dimentico però anche gli allenamenti al Circolino e gli amici che ho tuttora a Vercelli. Come posso dimenticare Domenicale , Pellielo, solo per dirne un paio. Ce ne sarebbero molti altri da ringraziare.”

 

“Qual è stata la persona più importante della tua esperienza di giocatore sul? E quale per te è stata quella più importante fuori dal campo ?”

 

“Ce ne sono tanti ma voglio ricordare Titta Carraro, il mio primo allenatore nel Breganze, Stefano Dal Lago  e Roberto Borrini come giocatori e il mio amico “Toro” unico, e il più grande ds della storia dell’hockey. Infine ma non per ultimo il mio amico/fratello/maestro  Tommy Colamaria, con cui condividiamo ancora la passione per l’hockey. Fuori dal campo mi sembra scontato che la famiglia, genitori,moglie e figlia siano quelle persone che ti danno sempre l‘apporto più grande.”

 

“Qual è stato il più grande insegnamento che hai appreso giocando a hockey?”

“L’insegnamento più  grande? Lo diceva anche De Gregori in una canzone famosa “ un giocatore si vede dal coraggio , dall’altruismo e dalla fantasia…”

 

“Quale partita ricordi come la migliore della tua carriera in Amatori?”

 

“La finale contro il Lodi per la conquista del primo scudetto a Vercelli”.

 

“Come hai vissuto la fine della tua carriera atletica? Quali sono stati poi i tuoi successivi rapporti con la società e con i giocatori più giovani?”

 

“La fine della carriera e’ inevitabile , basta capire che tutto inizia e tutto finisce. Quindi bene, ho chiuso senza drammi. Ora faccio parte del H.R.C. Monza e mi piace anche allenare i bambini. Sono fantastici e inutile dirlo sono quelli che ti fanno venire voglia di andare avanti”.

“Dove abiti ora? All'Isola vieni mai? Che rapporto hai ora con il quartiere e i suoi abitanti?”

 

“Vivo a Monza , ma venire a Vercelli mi emoziona sempre. Ho vissuto hockeysticamente i cinque anni migliori della mia vita. Troppi bei ricordi”

 

“Consiglieresti a un giovane di giocare a Hockey e perché?”

 

“Il mio consiglio per un giovane e’ fare sport comunque , ma reputo l’hockey ancora uno degli sport più belli e gratificanti”.

 

Concludo chiedendogli “Pattini ancora?”

 

Lui mi risponde: “Da un anno non pattino piu’. Sono vecchio” e sorride.

 

A me sembra in perfetta forma, pronto a nuove sfide, come le tante che ha vinto nella sua vita.

 

 

 

 

 

 

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