L'Isola di Vercelli sbarca in Spagna! Il modello del Rione Isola diventa oggetto di studio

21.12.2017

Quando in ottobre il mio collega Daniel Lloret, professore di psicologia politica all’Università Miguel Hernàndez di Oriuhela, nei pressi di Alicante, mi ha invitato a tenere un seminario sull’esperienza del rione Isola, gli ho subito chiesto che cosa mai avrei potuto riferire a degli studenti spagnoli che sicuramente erano a conoscenza di numerosi esempi di partecipazione civica nel loro territorio. Daniel mi ha tranquillizzato dicendomi che avrei potuto limitarmi a raccontare la nostra storia, che dal suo punto di vista costituiva una straordinaria esperienza di attivazione di persone comuni a servizio della propria comunità. Forte di questa rassicurazione, ho accettato con entusiasmo, anche perché, ne ero convinto, sarebbe stata l’occasione per soffermarmi su quello che stava succedendo nel rione, al di là delle numerose attività che erano fiorite negli ultimi anni.

 

Il tema centrale della mia lezione è stato il potere. Nelle società fondate sui concetti di democrazia, uguaglianza dei diritti, e doveri dei cittadini, dove il potere per definizione è distribuito, ho provato a porre l’attenzione su come questo è percepito dalle comunità degli abitanti. Chi detiene il potere nelle nostre società? A che livello possiamo ottenerlo? Quali sensazioni ci provoca il sentire di non possederlo o di non riuscire ad esercitarlo? Ecco che a partire da un concetto così altisonante, è possibile provare a capire se sia possibile guadagnare quote di potere aumentando il controllo sugli eventi che ci circondano. Il potere è spesso visto come un processo a somma zero: “io ce l’ho, tu no”, “se io lo ottengo, tu non ce l’hai più”, “io vinco, tu perdi”. Glenn Laverack, un ricercatore inglese che si occupa di sanità pubblica, propone di individuare processi sociali in cui la somma dei poteri sia incrementale: “io vinco, tu vinci”. Ciò è possibile solo attivando dei “percorsi paralleli” in cui i membri della comunità acquisiscono potere affiancandosi ai decisori tradizionali (politici, tecnici, professionisti) in qualità di soggetti esperti. Esperti in quanto i cittadini sono i più vicini conoscitori della loro esperienza, e spesso i primi a intuire le soluzioni ai loro problemi.

 

Avrete capito che quando parlo di chi ha il potere nelle nostre città, non penso a milionari a capo di grandi corporazioni, né ad occulti cospiratori che vogliono controllare le nostre vite. Non ignoro queste forme di influenza, ma vorrei concentrarmi sul fatto che il potere nella nostra vita quotidiana ce l’ha ad esempio il medico che ci prescrive le terapie, il politico che decide una linea da seguire, ma anche il segretario di un ufficio che può ritardare una pratica amministrativa, o il personale scolastico che, aderendo a uno sciopero, di fatto lascia la scuola chiusa. Non voglio criticare queste forme di potere. Le situazioni che ho citato sono forme legittime di esercizio del potere. Il punto è: in mezzo a queste situazioni che accettiamo, o nel caso peggiore subiamo, siamo in grado di aumentare il controllo sulla nostra vita e sulle scelte che hanno un’influenza su di noi?

 

La storia recente del rione Isola può essere letta come il tentativo (forse non del tutto riuscito, ma appunto di tentativo si tratta) di aumentare il grado di influenza da parte degli abitanti sul proprio contesto di vita. I dibattiti pubblici che sono sorti negli ultimi anni non sono forse un modo per dialogare quanto più alla pari con gli amministratori? Gli eventi aggregativi come “l’isola che c’è” non sono delle occasioni per stare insieme e discutere senza essere costretti a uscire dal rione (e aderire magari a feste di carattere commerciale)? La verniciatura del ponte e la cura del verde da parte degli abitanti non sono un esperimento per capire se con poco (e in modo divertente) è possibile affrontare dei problemi che altrimenti sembrano quasi impossibili da risolvere? Il servizio scambialibri non è forse un modo per attivare un sistema per promuovere la cultura a partire dal contributo di tutti? L’elenco potrebbe continuare ancora a lungo. Gli esempi che ho citato sono quasi sempre dei “percorsi paralleli”, in cui il Comitato Isola ha aperto un dialogo, non sempre facile, ma sicuramente produttivo, con chi detiene delle risorse (economiche, culturali, ecc.). E in questo percorso gli isolani hanno scoperto che le risorse a cui potevano accedere erano prima di tutto quelle insite all’interno della propria comunità, e in particolare la loro forza di volontà!

 

 

 

 

Share on Facebook
Share on Twitter
Please reload

Please reload

ULTIME NOTIZIE

16.5.2017

COLLABORATORI BLOG CERCASI

Nuovi bloggers per il sito cercasi: tutti coloro che vorrebbero scrivere, collaborare al blog, ricevere informazioni possono contattarci alla mail info@lavocedellisolablog. Scrittori fatevi avanti: Vi aspettiamo!

Please reload