Niemen e i suoi burattini

 

Fare il burattinaio ai tempi di YouTube non dev'essere per niente facile.

Sono palliducci persino il cinema e la TV, figuriamoci che certificato di salute deve avere un'arte nascosta nella penombra come quella che tira le corde del teatro dei burattini. Eppure Bruno Eliseo Niemen - che il burattinaio lo fa da tutta la vita, come sette o otto generazioni di suoi antenati vercellesi prima di lui - non sembra scomporsi più di tanto. Ha la forza dei giusti o l'incoscienza dei puri. Scegliete voi. O magari è solo un inguaribile romantico che ha vissuto per troppo tempo al fianco di Gianduja e dei suoi colleghi burattini per non sapere che alla fine, di riffa o di raffa, vince sempre il più forte e allora è inutile scomporsi.

Ma quando si parla di arte, e soprattutto di teatro, il canone cambia.

Qualche settimana fa Niemen ha messo in scena qui a Vercelli il teatro dei burattini, la sua arte, alla festa dell'Isola, il nostro Rione. In quel pubblico fatto di bambini, di grandi e di super-esperti c'ero anch'io; oramai grande, con la voglia di rimaner bambino e con l'esperienza che mio malgrado si accumula stagione dopo stagione. Era la prima volta anche per me.

Conoscevo quei burattini per averli visti al Circolino (che ora è chiuso, ma proprio chiuso-chiuso) qualche tempo prima, ma non li avevo mai visti vivere sulla scena e correre, sognare, mentire, sorridere, inveire, esitare; e ancora saltare, cantare e parlottare una lingua "altra", passata ma non troppo, gridata ma non troppo, volgare il giusto per non esser "presa" dagli innocenti ma "goduta" da quelli che là, in fondo alla sala, se la ridono sotto i baffi.

Ne sono rimasto affascinato. Senza tirare in ballo 'il bello' o 'il brutto' che c'è dentro ogni cosa - roba da critici d'arte - dentro di me è rimasta quella sensazione positiva che da' una spallata quando sono di fronte a qualcosa che funziona alla perfezione non grazie ai suoi ingranaggi bensì grazie all'intuizione che li fa muovere. Un verso di Neruda, un assolo di Bollani, un dribbling di Zidane. È la forza del teatro, di quello vero. Vecchio, ammaccato e un po' polveroso ma dannatamente arcigno e avido di applausi. Quello dei tempi giusti e del suono scoppiettante del legno contro il legno.

Oggi i Niemen e il loro spettacolo "per bimbi dai 3 ai 90 anni" sono già, di fatto, portabandiera di questa città in Italia e oltre. Vorrebbero un museo che valorizzasse l'impegno di generazioni facendo diventare Vercelli capoluogo di quest'arte nel territorio vasto, vastissimo, di chi la coltiva e l'apprezza. Bruno Eliseo ci crede ancora mentre lo spiega al suo pubblico, anche se nei suoi occhi c'è il disincanto di chi una vera casa, forse, non ce l'avrà mai. Non sarà per niente facile ma io glielo auguro perché a guardarlo tirar quelle corde mi sono un po' emozionato.

Per la cronaca, i bimbi ridevan come matti. In fondo è teatro.

 

 

 

 

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16.5.2017

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